cap 16

La comunità di Praiano era dunque chiusa e piccola. Tra il 1577 e il 1599, furono celebrati 60 matrimoni e 460 battesimi [16.1].
Nel Registro dei Matrimoni fotografato su mia iniziativa mancavano purtroppo le pagine dall’anno 1579 al 1582 e quelle dal 1588 al 1594; inoltre alcune registrazioni erano del tutto illeggibili. Per questi due motivi, stimai che i matrimoni fossero in realtà un centinaio, cioè più di una volta e mezza i sessanta registrati, con una media di quasi 5 all’anno.
Riguardo ai Battesimi, le pagine iniziali del relativo Registro erano assai mal ridotte, poco più che brandelli. Inoltre, anche alcune trascrizioni di battesimi erano illeggibili. Per queste due ragioni, stimai che il numero delle nascite nel periodo fosse almeno cinquecento, con una media di quasi 22 battesimi all’anno, quasi cinque figli per ciascuna delle cento coppie.
In testa con il maggior numero di nascite, un centinaio, un quinto del totale, c’era la famiglia de Rocco, con tutte le varianti del cognome (di Rocco e inizialmente, a metà Cinquecento, de Ruocho o di Ruocho o de Ruoca). Il fatto che la “d” di “de Rocco” e varianti fosse minuscola o piuttosto maiuscola non era dimostrabile, perché nel Registro parrocchiale non trovai quasi mai lettere maiuscole. È come se cinquecento anni fa usassero il sistema oggi in voga sui motori di ricerca Internet, dove si scrive tutto minuscolo.
Seguiva con una cinquantina di nascite la famiglia de Rosa, senza varianti di cognome.
Al terzo posto in graduatoria, con un po’ più di una quarantina di battesimi, venivano i Rispoli, con molte varianti del cognome (Rispolo, Respolo, Respola, Rispulo, ecc.).
Al quarto posto, con 35 nascite, c’era la famiglia Gallo. Tra i suoi componenti trovai una contessa Gallo (“cõtessa Gallo”). La trovai nel Registro dei Matrimoni quando il 16 febbraio 1583 sposò Giuliano Richa e in quello dei battesimi quando il 13 giugno 1585 fu battezzato il loro figlio Pietre Jacono [16.2].
Seguivano, con una trentina di nascite ciascuna, le famiglie: Merolla (tra cui una marchesa Morolla); Richa (e Richo, Ricco, Ricca); Feriolo, con una amplissima gamma di varianti (Feriola, Ferriolo, Ferraiolo, Ferraiuolo, Feriulo, ecc.); Irace (raramente Irage, un paio di volte Yrace e un altro paio Jrace), comparsa nei registri di Praiano peraltro solo a partire dal 1585 (a Vettica Maggiore nel 1595 figurava un barone Irace); Crisconi (Crisconio, Criscuoni, Criscuonio, Creschuonj, Crescona eccetera).
Con una ventina di battesimi ciascuna venivano poi le famiglie: Bolognino; de Montorj (de Mentori, de Montorio, de Montuori, de Montuorio), con talvolta l’appellativo “conte” prima del cognome. I de Montorj venivano dall’entroterra. Nel Duecento esisteva all’interno del Regno di Napoli il Principato di Montoro. Siccome era troppo esteso per essere amministrato con un unico distretto amministrativo, cinque anni prima di elevare Praiano a universitas, nel 1273 re Carlo I d’Angiò lo suddivise in due metà: “Principatus ultra serras Montorii” e “Principatus citra serras Montorii”, ovvero Principato al di là delle montagne di Montoro (a nord, tra Solofra e Mercato Sanseverino) e Principato al di qua delle montagne di Montoro (a sud). Il confine tra i due nuovi giustizierati era segnato dai monti Picentini. Dunque Nuntia di Montorio, sposa di Carlo Gallo nel 1596, apparteneva a una famiglia originaria dei monti Picentini.
Con una decina di battesimi ciascuna, venivano poi tre famiglie, qui elencate in ordine alfabetico: Cimino (o Cimmino, anzi Cimino con quel grafema ~ sulla prima m che consente di omettere la seconda); Crapiglione (il cognome era scritto proprio così, con la “r” tra la “C” iniziale e la “a”); D’Apuenzo (D’Apunzo, D’Apuzo, D’Apuzzo).
Chiudevano con pochissime nascite, ciascuna meno delle dita di una mano, le famiglie: de la Vigna, della Lama, Lante (a volte come secondo cognome accanto a Montorio), Loise (o de Loise), Migliaccio, Rossa e Russo.
Nei registri parrocchiali non compariva alcuna famiglia Del Jodice.
Nonostante la presenza di quattro titoli nobiliari da me riscontrata nel registro parrocchiale di S. Luca per gli ultimi decenni del Cinquecento (marchesa Morolla, contessa Gallo, conte de Montorio, barone Irace), nell’elenco ufficiale dei nobili delle terre di Amalfi, come confermò Manzi, non figurava nessuno di questi. Le famiglie patrizie che avevano detenuto il patronato sulle due parrocchie non erano di Praiano o di Vettica Maggiore, erano di Amalfi.
Non è noto quanti fossero i residenti a Praiano nel 1577, ma dalle cifre dei registri parrocchiali emerge che nella seconda metà del Cinquecento si verificò un vero e proprio boom demografico, confermato dai dati di origine tributaria sui fuochi. Dopo il Concilio di Trento, ci fu una progressiva crescita del numero di case. A Praiano si passò dai 68 fuochi nel 1532, a 97 nel 1561, a 153 nel 1595. Siccome i matrimoni nella parrocchia di S. Luca furono in media cinque all’anno tra il 1577 e il 1599, negli ultimi trent’anni del Cinquecento le case di Praiano si riempirono sempre più. Come vedremo, solo l’edificazione di nuove case via via nei primi decenni del secolo successivo allentò un po’ la pressione della densità abitativa.
Agli inizi del Cinquecento, insomma, Praiano era poco più che un piccolo villaggio. Visto inoltre che alcune famiglie (Cimino, Crisconio, D’Apuzzo, De Rosa) venivano da fuori (da Vico Equense e da Scala), giunsi alla conclusione che le famiglie presenti nel luogo già prima del Cinquecento erano pochissime: i Merolla, i de Montuoro, i Rispoli, i Rocco, le loro varianti, nonché la famiglia Gallo.
Non esisteva una documentazione ecclesiastica prima del Concilio di Trento e della nascita della parrocchia di S. Luca. Perciò mi era impossibile continuare la ricerca più indietro nel tempo. Ma ero assetato di scoprirne di più. Così comprai e lessi tutti i testi pubblicati dal Centro di cultura e storia amalfitana. Ma soprattutto, a ferragosto del 2012, dopo averci pranzato nel noto ristorante La Caravella di Amalfi  che proponeva piatti della cultura gastronomica più antica, chiesi aiuto a Giuseppe Gargano [16.3], studioso della storia medioevale amalfitana e curatore di un archivio informatizzato di antichi testi: il Codice Perris, Cartulario Amalfitano, Sec. X-XV; le Pergamene degli Archivi Vescovili di Amalfi e Ravello; Le Pergamene dell’Archivio Vescovile di Minori; la Regesta Amalfitana; le Memorie storico-diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi; la Istoria dell’antica Repubblica d’Amalfi; il Codice Diplomatico Amalfitano; gli Archivi dei Monasteri di Amalfi.
Gargano mi offrì risposte essenziali in meno di un mese, il 6 settembre 2012.

About Riccardo Gallo
Riccardo Gallo (Roma, 23 settembre 1943) è un ingegnere, economista e docente italiano. Professore alla Sapienza, ha svolto compiti di risanamento del sistema produttivo italiano in ambiti governativi, finanziari, aziendali, riversando e incrociando le competenze acquisite. È stato definito il bastian contrario sia del management pubblico che del privatismo arrogante, estremista di centro. Ha collaborato con Il Sole 24 Ore. Oggi è opinionista de L’Espresso.
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